CELEBRAZIONE

Resa ed accettazione

al posto della competizione,

così, probabilmente, sarà più semplice

giungere al giorno della celebrazione

lasciandosi alle spalle ogni preoccupazione

 

 

Lottare con tutte le nostre forze

per ottenere ciò che poi non ci soddisferà

sicuramente ci aiuterà a capire,

come ingenuamente fa ogni bambino …

che forse è meglio abbandonarsi completamente

al volere del divino …

 

A quel punto,

lasciare tutto nelle mani di Chi l’ha creato,

per onorare la Sua volontà,

dovrebbe essere la migliore pratica spirituale

l’unica, forse, davvero in grado

di condurci oltre il bene ed il male

 

Aprire totalmente il cuore,

mettendo da parte ogni speranza

(qualora creazione del nostro ego

derivante da una qualche dipendenza …),

ed accogliendo ciò che arriva,

inclusa la sofferenza,

potrebbe veramente fare la differenza …

poiché se il dolore giunge

ci deve pur essere una ragione,

anche se questa, probabilmente,

ancora sfugge alla nostra comprensione …

 

L’ORDINE DIVINO

… <<Ci sono due modi di vivere: il conflitto e la resa, la lotta estenuante ed il lasciarsi andare completamente. Nel conflitto hai la sensazione che la tua volontà sia qualcosa di diverso dal Tutto, mentre nella resa la senti come parte integrante del Tutto senza possibilità che ne sia separata. Se vivi nella dualità e alieno al Tutto, il conflitto è naturale ed ineluttabile; così come, se fai parte del Tutto, diventa inevitabile la resa. Il conflitto porta tensione, inquietudine, preoccupazione ed ansia, mentre la resa genera vuoto, pace, gioia e, infine, la conoscenza suprema. L’ego prospera nel conflitto ed è annichilito dalla resa. L’uomo mondano è sempre in conflitto, mentre l’uomo religioso ha rinunciato a tutte le battaglie e si è arreso! La religione non ha niente a che vedere con la visita ad un tempio, una chiesa od  una moschea. Se la tua tendenza è quella di combattere, e ti batti anche contro dio, se cerchi di rafforzare la tua volontà, anche se lo fai attraverso la preghiera e il culto, sei irreligioso. Quando non hai desideri personali, la Sua speranza è la tua; se non hai alcun obiettivo personale, ovunque Lui ti porti sarà la tua destinazione …  Come l’ombra segue l’uomo, così l’odio, la rabbia, la malizia e la violenza seguono una persona appesantita dall’ansia. Amore, compassione, pietà e preghiera seguono la scia dell’uomo senza peso. Pertanto il primo compito è quello di annullare l’ego dentro di sé. C’è un solo modo per farlo: i Veda vi fanno riferimento come al Rit; Lao-tzu lo chiama Tao; il Buddha l’ha chiamato Dhamma; la parola scelta da Mahavira è Dharma; Nanak si riferisce ad esso come allo Hukam, l’ordine divino. Solo colui il quale procede seguendo il comando divino, che non fa un singolo movimento di sua iniziativa, che non ha desideri, sentimenti personali o necessità d’introdurre il proprio io, è un uomo religioso. Chi affida se stesso al Suo controllo ottiene tutto; non gli resta altro da conseguire. Obbedire al Suo comando è l’ingresso al Suo cuore. L’unico modo per stare di fronte a dio è abbandonare la volontà: è sufficiente fluttuare; non occorre nuotare e portare un peso. Tutte le sconfitte e le vittorie sono malattie dell’ego.>> …

Fonte: OSHO, “Al di là della paura, oltre il rancore”. © 2012 De Agostini (pag. 66-68, stralcio)

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