NUDO

 

Non so Voi,

ma IO,

se fa molto caldo,

normalmente sudo …

 

Perciò, per non stare male,

istintiva-mente mi spoglio

di tutto ciò che non è essenziale …

 

… cominciando dall’orgoglio

fino ad arrivare ad Essere

completamente nudo …

  

ESSENZIALE

… <<La nudità è immagine classica nella storia della spiritualità. Nudo equivale ad essenziale, privo di sovrastrutture. Per trovare l’essenza bisogna spogliarsi di tutto ciò che è accidentale, soprammesso: occorre perciò la plotiniana “afaìresis”, il toglier via, il distacco. Riflettendo sulla caratteristica principale del “samnyasin”, ovvero del monaco della tradizione hindù, Le Saux nota: “Anche questo è essenziale al monaco hindù. Il ‘non io’, ‘non mio’, per essere genuino deve andare così lontano. Sprofondare in me, nel più profondo di me stesso. Dimenticare il mio ‘io’, perdermi nell’IO dell’atman divino che è all’origine del mio essere, della mia coscienza di essere. E, in questo unico o primordiale IO, sentirmi tutti gli esseri. È da qui che hanno origine non-violenza, compassione, beatitudine.”>> …

(Fonte: Marco Vannini, “Oltre il cristianesimo”. © 2013 Bompiani, pag. 221-222)

PECCATO ORIGINALE

L’accenno alla nudità che non fa vergognare “l’uomo e la donna nel paradiso terrestre” descritto nel libro della Genesi, è sicura-mente una metafora con la quale si vuole indicare chi ritrova la spirituale unità (quella che chiunque può conseguire mediante il raggiungimento dell’ equilibrio interiore, riscoprendo, trascendendole, le componenti della dualità). Tale essere, “anche” definito Androgino, parla agli animali; un’altra metafora per affermare che egli vive in una condizione di coscienza universale. Essere nell’unità, significa essere “unito al Tutto”. Il paradiso è il simbolo dell’Unità nella quale l’uomo ritornerà al termine del proprio cammino, arricchito dell’esperienza individuale nella realtà. L’uomo e la donna che abitano il pianeta Terra posseggono la conoscenza (cioè tutto il sapere creato dalla mente, ora veloce-mente accessibile grazie ad Internet), ma non la cosmica coscienza, acquisibile soltanto attraverso l’esperienza. Ne consegue che chi, nella Genesi, incita a non mangiare dall’albero della conoscenza, sta probabilmente esortando l’umanità a non fossilizzarsi sul comune sapere inventato dalla religione e dalla scienza. Dunque “il peccato” (cioè l’esperienza), prima d’essere evitato, dovrebbe essere attentamente valutato … se si vuole raggiungere la cosmica coscienza.>> …

 Riflessione ispirata dalla lettura delle pag. 137e138 de: “Il destino come scelta” di Thorwald Dethlefsen. © Ed. Mediterranee, ristampa aprile 2008

(Con piccole, ma sostanziali, modifiche da parte dell’autore del blog)

😀

 

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