OSSESSIONE

Vive nell’illusione

chi ancora non ha compreso

che ha attuato, della realtà,

una propria interpretazione

 

È questa la condizione

che preferiscono molte persone

alle prese con l’ossessione

di dover controllare ogni situazione

 

<<Come sconfiggerla?>>

Con l’emozione!

 

<<E chi la rifiuta?>>

Rischia la depressione

o, peggio ancora,

la possessione

 

 

LO PSICHIATRA

… <<E ora, dall’alto, o dal basso, della mia cultura psicoanalitica da autodidatta – che tuttavia va da Freud a Jung in dosi massicce, da Ferenczi a Balantin (due che si sono occupati di donne con gravi traumi pre-edipici, molto diverse dalle classiche isteriche curate da Freud, quasi esclusivamente pazienti con traumi in età edipica o post), da Helene Deutsch a Cremerius, a Benjamin e a Stone, e certo ne dimentico qualcun altro tra tutti quelli che, ignorando il tabù ufficiale, hanno studiato il transfert ed il controtransfert – sono pervenuta alla conclusione di sentirmi sempre più terrorizzata, di fronte a così tante contraddizioni, a pensare con la mia testa, e ad agire partendo solo da me, come ho sempre fatto lungo tutta quella che ormai è ben più della metà della mia vita … Già, l’età … chissà se è poi vero per tutti gli uomini che, invecchiando, l’eros cambia sede, e si trasferisce nel cervello. Per le donne, ci sta da sempre, e casomai – nei casi fortunati – il percorso è inverso … Certo, lui non è neanche lontanamente bello come Carl Gustav Jung (che era bello davvero, e non solo in un film di qualche anno fa), però in qualche modo stranamente attraente sì: particolare, misterioso, e molto mutevole, a volte serissimo, riflessivo, autorevole, ed alte allegro e ingenuo come un bambino. Come può, un uomo, uno psichiatra, sopportare la noia di ascoltare tutte quelle storie altrui, d’entrare dentro quelle parti smozzicate di vite che si svolgono in altri luoghi, con persone ignote, in luoghi ignoti, e che pure sono brandelli di sofferenza vera, umana? E non è forse questo il compito? Ascoltare, cercare di curare almeno un po’, o se non altro rendere più sopportabile il destino che è toccato in sorte.>>…

(Estratto dal libro di Laura Bocci, “Sensibile al dolore”. © 2006 RCS Libri, pag. 111-115, stralcio)

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